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Partiture d'acqua

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Questo ciclo di opere nasce da un gioco di rimandi categoriali, di segni che rimandano ad altri segni, di opposizioni e convergenze che collegano forme diverse di espressione e di linguaggi; dalla parola che si esprime nella forma più vicina alla musica e dalla  rappresentazione dei segni grafici che richiamano movimento, ai significati che si collegano tra loro in forma di artifici retorici.

Esercizi di scrittura
 

Lo spunto iniziale è stato quello della scrittura, esercitata a varie velocità e a vari gradi di libertà nella definizione del segno, una riconquista della pratica manuale, opposta al gesto meccanico della digitazione su tastiera.

Come in una sorta di esercizio di memoria, ho estrapolato versi dalla Divina Commedia, lasciando scaturire un gesto ossessivo di riscrittura di una stessa terzina, e talvolta di parte di essa, sino a riempire tutto lo spazio del foglio.

La poesia dantesca avvicina e intreccia i vari ambiti dell’esperienza umana, dei sentimenti, dei linguaggi espressivi. Suoni di parole, suoni evocati attraverso le metafore, immagini concrete e astratte, categorie affini e opposte (cinetiche, temporali, emotive, cromatiche, sensoriali). Ritmo, prosodia, assonanze ne fanno poi una partitura musicale.   

Ho iniziato da una delle metafore che da sempre mi ha più emozionato, dal primo Canto dell’Inferno:

 

Allor fu la paura un poco queta,

che nel lago del cor m’era durata

la notte ch’i’ passai con tanta pieta.   

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La mia riserva di emozioni e stati d’animo è nutrita da suoni e immagini provenienti dal mare che mi è stato compagno sin dall’infanzia. Da qui, forse, la voglia di proseguire con la rappresentazione dell’acqua nei versi danteschi.

Lavorando inizialmente sul foglio ho messo insieme le categorie - comuni a linguaggio, espressione sonora e immagine - che sarei riuscito a esprimere nella forma bidimensionale.

Ho prima disegnato un tracciato di righe parallele, come quelle del pentagramma che consente alla musica di essere rappresentata in forma grafica e che ne costituisce la memoria.  Le righe, però, occupano qui, senza soluzione di continuità, tutto lo spazio definito dalla superficie colorata. L’immagine è quindi definita da un rigo musicale fitto e dilatato.

Su questo spazio ho sovrapposto i segni della scrittura con alternante utilizzo della volontà di precisione. 

La superficie dell’acqua 

 

Ora, solo in un sistema di riferimento in cui sono presenti i simili e i contrari è possibile attribuire a un segno, di per sè ambiguo, una valenza univoca.

L’insieme di linee rette può suscitare sia l’idea di staticità che di movimento. Se lo metto in relazione con linee parallele curve sarò indotto a percepire il primo come associabile alla stasi e il secondo al movimento. Stasi, quindi - traslando nella categoria delle emozioni - calma, quiete, opposte a movimento, quindi agitazione e ansia.  Vi sono altri parametri e categorie che si potrebbero mettere in gioco. La retta ad esempio si associa con l’idea della costanza, quindi stabilità dello stato emotivo,  se considerata in un sistema di assi cartesiani rispetto all’asse delle ordinate, pur non potendo escludere che il movimento lineare subisca delle accelerazioni rilevabili sulle ascisse, in questo caso compatibile con ansia e agitazione. Mentre l’oscillazione ricondurrebbe in modo più diretto allo stato emotivo instabile e variabile.  Ma si potrebbe altresì osservare che lo la stessa paura sia uno stato che possa generare una sorta di paralisi dell’emozione, di sospensione del respiro e del movimento. Messa in questi termini la cosa può apparire semplicistica. In realtà l’analisi delle connessioni categoriali è tanto complessa quanto interessante. Tutto infatti è sempre relativo ai riferimenti in base ai quali valutiamo.  Al momento, tralascio ulteriori approfondimenti per ragioni di brevità. Mi limito ad una scelta soggettiva.

E in questa rappresentazione, che non ha la pretesa della definizione ma solo il diritto della libertà  creativa, lo spazio bidimensionale coperto dalle righe diventa allo stesso tempo immagine della superficie dell’acqua e dello stato d’animo descritto nel verso tracciato sul fondo.

Dal fluire del pensiero

allo scorrere della scrittura manuale

sino al rimando al fluire dell’acqua.

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Partitura d’acqua

 

A questo punto mancava solo la traduzione in suono fisico.

L’acqua può produrre suoni in varie modalità. Una di queste è quella dell’impatto con le superfici che le oppongono resistenza: le onde che si infrangono sugli scogli, lo sciabordio dell’acqua calma sulla sponda di un lago, lo scroscio della cascata, il fruscio contro i sassi di un ruscello, il gorgoglio dei mulinelli, l’attrito nell’alveo di scorrimento.

Dal foglio sono quindi passato alla tridimensionalità. Le righe sono diventare dei cilindri di materia pittorica - posti su un supporto rigido di Medium Density (MD) - che, leggermente distanziati, hanno  creato degli alvei di immaginari corsi d’acqua.

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Nell’opera Partitura d’acqua, costituita da 20 pannelli in MD da posizionarsi accostati sino a formare un grande rettangolo, ognuno dei pannelli è come uno strumento musicale che, grazie alla diversa configurazione dei solchi, quasi figura retorica materica, vorrebbe idealmente produrre suoni diversi al passaggio dell’acqua.  L’opera è quindi la rappresentazione di un immaginario ensemble musicale(1). 

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Nunzio Emilio Scibilia

 

Milano, gennaio 2024

(1) Questa idea - nata come progetto virtuale di un organico strumentale - per una sinistra coincidenza, è passata drammaticamente dalla forma teorica a quella reale e concreta.  Sui pannelli infatti, un accidentale allagamento ha fatto cadere una notevole quantità di acqua che ha alterato i colori e danneggiato e irrimediabilmente deformato i delicati supporti di MD.  

 

Milano, dicembre 2024

Dopo aver realizzato l’opera Partitura d’acqua,  mi sono trovato sulla spiaggia di Menfi, nelle prime ore del mattino,  aggredito dall'immagine della sabbia ancora vergine prima dello stupro delle orme degli invasori. 

Il “vero”, a cui non era mia intenzione riferirmi, si era quindi insinuato nelle pieghe dell’invenzione e l'aveva preceduta, trasformandola in imitazione.  Una sorta di pareidolìa ...a mia insaputa!

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